La villa

La villa prende il nome dalle statue insite nella stalla del fondo. Anticamente denominata “Al palaz”, per la sua altezza, la villa abitata da una sola famiglia, era costruita con la sala in mezzo e le quattro stanze ai lati. Successivamente, per ragioni ereditarie, alla parte più antica del ‘700, tutta affrescata, vennero aggiunti nel novecento i locali prospicienti il giardino. Al pianterreno insistono le stanze di intrattenimento quali la biblioteca, la stanza delle prime colazioni, oltre la camera dotata anche di servizi per diversamente abili. Al secondo piano, ci sono altre due stanze matrimoniali con bagno privato, provviste di Wifi Internet. In questi locali sono stati conservati i pavimenti in cotto originale, i soffitti con gli affreschi o la soffittatura con travi antichi a vista. L’arredamento caldo e confortevole rispecchia l’ambientazione storica della villa.

Il nome delle stanze ricorda la vegetazione dell’ampio giardino che si vede dalle finestre:

  • stanza dell’abete (tre letti, secondo piano, bagno privato con doccia);
  • stanza dei tassi (tre letti, secondo piano, bagno privato con doccia);
  • stanza della sophora (matrimoniale, pian terreno, bagno con doccia per diversamente abili).

Di fianco ci sono le annesse dove un tempo si conservava il grano e dove si ricoveravano le carrozze e dove si trovava la casa del custode, ora trasformata in alloggio agrituristico e denominata “casina del grano“.

Il giardino segnala alberi secolari nella prima parte: un grandioso abete a cui fa da sfondoAssiolo l’aiuola con le erbe aromatiche, due tassi, alcune gestroemie, un’aiuola tutta di lavanda, piante di rusticani, di mela verde, di cacomela, di nocciolo e dieci piante di rosai rari che si affiancano ad un filare di uva da tavola. Nella seconda parte del parco dopo la murata dei gelsomini c’è la casina in muratura per i bambini. Nel prato ci sono due filari di frutti di bosco, due piante di gelso ed il frutteto giardino con frutti dimenticati. Anche al piccolo orto si è cercato di dare un’impronta officinale con salvia bruna e verde, borragine, menta oltre alle solite cipolle, zucchine, spinaci, lattughe e radicchio di vari tipi. In fondo a questo appezzamento, c’è un boschetto di alberi selvatici che ospitano uccelli di vario tipo fra cui la sera si fa sentire un assiolo molto affezionato al nostro giardino con il suo verso caratteristico immortalato da Pascoli nella poesia omonima.

 

Fuori dal muro della villa si trova il fondo di circa 30 ettari coltivato attualmente a cereali (mais, frumento tenero e duro, sorgo e soia), mentre un tempo la coltivazione principale era la canapa e lo dimostra il fatto che esistono ancora un edificio detto “casella”, tipico per la sua altezza ed essenziale per la lavorazione e due maceri di notevole dimensione.

Un tempo, il fondo era suddiviso in porzioni delimitate da filari di olmi che sorreggevano le viti con cui si produceva il vino.

L’introduzione delle macchine agricole ha suggerito la soppressione dei filari in modo che i cereali possano tutti ricevere il sole permettendo una maggiore produzione.

Solo intorno ai maceri sono rimaste piante che creano un ambiente suggestivo protetto dai regolamenti provinciali.


Piccolo Museo

Nel nostro agriturismo potete visitare il piccolo museo sulla lavorazione della canapa, dei cereali e del vino.


Casumaro –  La Città della Lumaca

Il paese di Casumaro ha origini nell’Alto Medio Evo e si è sviluppato su quattro diversi territori comunali: Cento, Bondeno, Finale Emilia e Sant’Agostino. L’unico punto di aggregazione è la sua parrocchia.

Il nome del paese in origine si pensava che derivasse da una leggenda che lo attribuiva alla disgrazia di un figlio ipotetico di Matilde di Canossa, ma ultimamente si pensa ad una etimologia molto semplice “Ca sul mar”  (Case sul Mare), gruppo di case situate dentro e a ridosso degli acquitrini esistenti nei territori tra Ferrara, Cento e Sant’Agostino.

La maggior parte della popolazione vive sul territorio della “Partecipanza agraria di Cento”.

La Partecipanza Agraria di Cento è un istituto costituito da un consorzio di famiglie i cui antenati, detti allora “uomini di Cento” ed i loro figli maschi, avevano avuto in enfiteusi dai Vescovi di Bologna terreni allora boschivi ed acquitrinosi.

Per maggiori informazioni consigliamo di vedere: